Si inaugura la prima "Casa del Commiato" - Rivista IDEA

Articolo del 29-05-2014 - IDEA

È abbastanza comune essere sostenitori del “Vedere per credere”; più infrequente e, forse più meritevole, risulta invertire i termini, operazione in cui si cimenta una minoranza di noi. Sono quelli che “Credono per vedere”, i quali sono talmente convinti di poter realizzare un progetto che perseguono quell’obiettivo partendo dal nulla e per primi. E spesso riescono pure a ottenere ciò che desiderano. Com’è nel caso del GRUPPO VERRUA, un punto di riferimento nel settore delle onoranze funebri, il quale domenica primo giugno, alle 16, in via don Orione 77 a Bra, inaugurerà la “Casa del commiato”, primo luogo del genere in Piemonte, a cui è stato dato il nome “Luce di Speranza”.

Una legge regionale ha dato il via libera alla realizzazione di tali “strutture del commiato”, ovvero luoghi destinati, su richiesta dei familiari, a ricevere, custodire ed esporre le salme di persone decedute in abitazioni private o in strutture sanitarie e ospedaliere. E, come suo solito, l’imprenditore braidese Armando Verrua non si è fatto trovare impreparato.

Domenica inaugurerete la nuova struttura vedendo realizzato un progetto iniziato quando?

«Siamo partiti tre anni fa, acquisendo una struttura già esistente, adeguandola e ampliandola per creare gli spazi necessari per tutte quelle che sono le esigenze di una “struttura del commiato”, dal ricevimento delle famiglie, all’esposizione dei defunti, alle “sale del commiato”, per finire con la parte per il “back-office”».

Esattamente come è suddiviso il nuovo spazio?

«Abbiamo creato un ambiente che è destinato agli uffici, per accogliere le famiglie, con un ampio parcheggio e tutta una serie di servizi in più. La nuova struttura garantisce anche una maggior riservatezza, fornisce più spazi per poter accogliere le persone e più uffici per noi. A fianco a questa parte abbiamo creato quella che ospita le camere per esporre le salme, gli spazi per accogliere le persone che visitano i defunti e una grande “sala del commiato” che può contenere sino a duecento persone e che sarà a disposizione per funzioni, laiche e religiose, a partire dal rosario. La parte retrostante è stata destinata ai nostri magazzini, con il ricovero dei automezzi, lo spazio del lavaggio, la pompa del gasolio e tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo voluto concentrare tutto in una stessa struttura, evitando spostamenti inutili, avendo la possibilità di gestire lì anche il magazzino dei cofani, la preparazione delle lapidi, con tutti ambienti suddivisi in modo che ogni lavorazione abbia il proprio spazio, con la camera mortuaria per la preparazione delle salme nella parte sottostante. Nello stesso tempo siamo riusciti a creare una struttura diversa da quelle esi-stenti altrove fuori regione».

In che senso intende “diversa”?

«Di solito si utilizza un capannone per fare la casa funeraria: si prende la struttura di un capannone e all’interno si costruiscono le stanze. Il nostro, invece, è un ambiente familiare, con una disposizione delle camere studiata ad hoc. La diversità si percepisce fin dall’accoglienza esterna, con il verde e le siepi che dividono la parte di passaggio dalla struttura. Abbiamo ampliato il giardino per dare una sorta di predisposizione a ciò che può aiutare ad assimilare un evento luttuoso».

In pratica avete esteso l’attenzione verso quanti si rivolgono a voi, preoccupandovi anche dell’ambiente in cui li ospitate...

«Sì, perché è un tipo di struttura che non esisteva e che permette di svolgere tutto ciò che è collegato all’evento in un unico luogo, con la possibilità di avere anche una presenza costante qualificata. Possiamo portare presso la struttura anche salme di altri Comuni della regione, sia che il decesso avvenga in abitazione privata che struttura pubblica. L’utilizzo o meno della struttura, comunque, è a discrezione dei familiari, e il servizio non grava su di loro, perché non ha nessun costo aggiuntivo».

Domanda ingenua: non si potevate aspettare che lo facesse qualcun’altro?

«Non sono uno che sa stare troppo ad aspettare. Anzi, noi siamo partiti con i lavori quando ancora la legge non era in vigore, perché mancavano le disposizioni del regolamento. Nelle regioni già regolamentate da tempo, comunque, tali strutture si sono moltiplicate in pochi anni. Credo che per ogni imprenditore l’azienda sia una creatura da curare e far crescere, quindi l’innovazione dev’essere costante».

Anche dal punto di vista finanziario non dev’essere stato uno sforzo da poco...

«Certo. E non avremmo potuto farcene carico, se non fossimo riusciti a creare un gruppo di lavoro, ampliando i nostri servizi e i territori in cui operiamo. Ciò ci permette di avere il volume di lavoro necessario per creare e mantenere una struttura di questo tipo».
Con che spirito vi avvicinate al primo giugno?

Risponde il figlio Viviano: «Per quanto mi riguarda, con apprensione e curiosità. È comunque stimolante vedere un lavoro di tre anni che si conclude, vedere gli ambienti che si arredano come li avevi immaginati. Ciò che avevi in mente lo vedi realizzato. A parte questo, non abbiamo tempo per ragionarci molto. Attendo con curiosità anche la reazione dei cittadini».

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